L’acidificazione dei mari accelera il deterioramento di statue, mosaici e strutture antiche conservate sui fondali

La crisi climatica non mette in pericolo soltanto ecosistemi marini e specie viventi, ma anche il patrimonio culturale nascosto sotto la superficie del mare. Sempre più ricerche dimostrano che i cambiamenti chimici in atto negli oceani stanno compromettendo la conservazione di siti archeologici sommersi, custoditi per secoli dalle acque.

Uno studio coordinato dall’Università di Padova ha analizzato gli effetti dell’acidificazione marina sui materiali lapidei presenti nei fondali. L’aumento dell’anidride carbonica assorbita dagli oceani modifica il pH dell’acqua, rendendola più corrosiva. Questa trasformazione chimica accelera i processi di erosione e deterioramento delle superfici in pietra.

I ricercatori hanno combinato esperimenti di laboratorio con osservazioni dirette su siti archeologici subacquei. I risultati indicano che in passato il degrado procedeva molto lentamente, ma con l’attuale ritmo delle emissioni climalteranti la situazione sta cambiando. Le proiezioni mostrano che nei prossimi decenni il danno potrebbe intensificarsi in modo significativo.

Particolarmente vulnerabili sono i materiali ricchi di carbonato di calcio, come marmo e calcari porosi, che reagiscono facilmente con acque più acide. Si tratta degli stessi meccanismi che mettono in difficoltà le barriere coralline. Statue, bassorilievi, mosaici e strutture architettoniche rischiano quindi di perdere dettagli preziosi, compromettendo informazioni storiche e artistiche spesso non ancora documentate in modo completo.

Il problema non riguarda solo singoli reperti, ma interi paesaggi archeologici sommersi, dai resti di antiche città costiere ai relitti storici. Molti di questi siti si trovano in aree già soggette a pressioni ambientali e attività umane, fattori che possono amplificare ulteriormente gli effetti del cambiamento climatico.

Gli studiosi sottolineano l’urgenza di sviluppare strategie di tutela specifiche per l’archeologia subacquea. Monitoraggio continuo, nuove tecniche di conservazione e politiche climatiche più efficaci sono strumenti fondamentali per proteggere questo patrimonio invisibile ma di valore inestimabile.

Salvaguardare i fondali non significa soltanto difendere la biodiversità marina, ma anche preservare le tracce della storia umana custodite negli oceani prima che vengano cancellate in modo irreversibile.