Il rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente: quello dell’anno scorso è uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni

L’inquinamento atmosferico nelle città italiane dà segnali di leggera diminuzione, ma la situazione resta critica e lontana dagli standard futuri richiesti dall’Unione Europea. Secondo il nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, nel 2025 solo 13 capoluoghi hanno superato i limiti giornalieri consentiti per le polveri sottili (PM10) ­– una soglia fissata a 50 microgrammi per metro cubo per massimo 35 giorni all’anno. Questo rappresenta un miglioramento rispetto agli anni precedenti, quando le città fuori norma erano molte di più, ma il passo non è ancora sufficiente per parlare di svolta.

Tra queste città con livelli di smog troppo alti ci sono Palermo in testa, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. Tuttavia, se si applicassero già oggi i limiti molto più severi che entreranno in vigore dal 2030 con la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, più della metà dei centri urbani sarebbe fuori legge: oltre il 50 % per il PM10, quasi tre quarti per il PM2.5 (particolato fine) e oltre un terzo per il biossido di azoto (NO2).

Secondo Legambiente, questo miglioramento modesto è frutto di anni di riduzione degli inquinanti, ma la velocità di progressione è troppo lenta. La ong invita il governo ad aumentare gli investimenti e rafforzare le politiche ambientali, invece di tagliare risorse proprio quando si vedono segnali positivi. Chiede in particolare maggiori interventi su mobilità sostenibile, efficienza energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali, e misure anche nei settori agricoli e zootecnici, dove in alcune aree contribuiscono in modo significativo alla cattiva qualità dell’aria.

In sintesi, l’Italia ha fatto progressi nel contenere lo smog, ma le città sono ancora troppo inquinate e molte rischiano di non raggiungere gli standard più stringenti previsti tra pochi anni. Per evitare che l’aria resti pericolosa per la salute di chi vive nei centri urbani, servono interventi più incisivi e risorse adeguate.