Studiando gli effetti delle sostanze chimiche nocive sui pets, soprattutto cani e gatti, arrivano risposte utili anche per gli esseri umani

Respirano la nostra stessa aria, spesso bevono la nostra stessa acqua, talvolta dormono nei nostri letti. Così gli animali domestici, cani e gatti in primis, possono aiutarci a decifrare i pericoli che minacciano le nostre vite. Fungendo da vere e proprie “sentinelle” ambientali. Anche in considerazione di alcuni aspetti spesso sottovalutati: gli uccelli, per esempio, sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento, estraendo dall’aria quantità di ossigeno, in percentuale decisamente più alta rispetto ai mammiferi. E ancora: cani e gatti sono fatalmente esposti a un rischio maggiore di esposizione a contaminanti chimici potenzialmente cancerogeni, visto che tendono a trascorrere molto tempo a contatto con il suolo, esposti anche alla polvere, dove tendono ad accumularsi metalli i metalli pesanti. E allora perché non approfittarne? Se lo chiede il New York Times, con un articolo che esplora le opportunità di comprensione dell’ambiente che ci circonda attraverso l’aiuto – passivo, s’intende – dei nostri amici a quattro zampe.

Foto di cane e gatto

Monitoraggi costanti per leggere i rischi di cancro

Tra le questioni più complesse, c’è però l’esposizione regolare a bassi livelli di sostanze nocive, che in alcuni casi può aumentare il rischio di cancro nel corso di una vita. Gli animali domestici hanno una vita più breve degli uomini e maggiori probabilità di trascorrerla in un’unica area geografica: per questo, è tendenzialmente più facile per gli scienziati individuare alcuni di questi possibili effetti. “Non solo, le persone sono anche spesso comprensibilmente preoccupate per i loro animali domestici”, sottolinea ancora Elinor Karlsson, che tra l’altro guida “Darwin’s Dogs”, un ampio progetto scientifico comunitario che mira a identificare i fattori genetici e ambientali che contribuiscono alla salute e al comportamento dei cani. “Questa attenzione è per noi un’opportunità da cogliere”, aggiunge. Così decine di migliaia di proprietari di cani americani hanno iscritto i loro animali a “Darwin’s Dogs” e a iniziative simili, tra cui il “Dog Aging Project” e il “Golden Retriever Lifetime Study”: si tratta di progetti di natura scientifica che raccolgono informazioni sull’esposizione quotidiana degli animali a sostanze chimiche, misurano i livelli di erbicidi nelle loro urine, spediscono per posta piastrine in silicone assorbenti per cani e chiedono ai proprietari di inviare campioni dell’acqua bevuta dei loro cani. “L’adesione è massiccia, non tanto perché la gente ha fiducia nella ricerca scientifica ma perché l’amore per i cani è una leva decisamente forte”.