Temperature in aumento e neve sempre più rara stanno lasciando dietro di sé impianti abbandonati, villaggi deserti e infrastrutture inutilizzate sulle Alpi e sugli Appennini
Il cambiamento climatico e i costi crescenti dell’innevamento artificiale stanno trasformando molte località invernali italiane in vere e proprie stazioni sciistiche “fantasma”. Secondo il rapporto Nevediversa di Legambiente, almeno 265 impianti sciistici sono stati chiusi o funzionano solo a singhiozzo, un numero che è raddoppiato rispetto al 2020. Queste cifre testimoniano un turismo della neve in difficoltà, dove vecchie seggiovie arrugginite, funivie dismesse e hotel in rovina punteggiano paesaggi un tempo fiorenti di visitatori.

Le regioni con il maggior numero di strutture in disuso includono Piemonte, Lombardia, Abruzzo e Veneto, dove molte località non riescono più a mantenere una stagione invernale redditizia a causa della neve che manca e delle temperature più alte.
Oltre alla situazione italiana, l’articolo evidenzia che anche in altre aree alpine europee, come in Francia e in Svizzera, crescono i casi di impianti sciistici definitivamente chiusi: ad esempio la storica stazione di Céüze 2000 è stata smantellata di recente dopo anni di inattività dovuta all’inefficacia della neve artificiale.
Questa tendenza non è solo un problema economico, ma anche una sfida per l’adattamento e la sostenibilità del turismo montano, che deve ripensarsi di fronte a un clima che cambia rapidamente.